Co-living: il nuovo stile di vita per le nuove carriere

 

Il co-working si evolve e la condivisone si estende alle soluzioni abitative dei nomadi digitali dove design ricercato e flessibilità sono la chiave. 


Si dice che a Londra le persone siano sempre alla ricerca di almeno una delle seguenti cose: il lavoro perfetto , il partner perfetto, l’appartamento perfetto (o forse era la New York City di Carrie Bradshaw? Whatevs Carrie, prestami questa grande verità).

Tralasciando per un momento la ricerca del vero amore (a cui SJP ha dedicato 6 stagioni e due film qualora aveste bisogno di qualche tips), vorrei soffermarmi sulla ancora più complicata ricerca del lavoro e dell’appartamento ideale (e di come job and house hunting si stiano sempre di più sovrapponendo). 


Considerazione banale: flessibilità e collaborazione sono alla base delle nuove carriere e sembra che entro il 2020 la metà dei lavoratori lavorerà da freelance.

Corollario della considerazione banale: se il lavoro sta cambiando, se cresce la mobilità e di conseguenza crescono le carriere globali, allora anche il nostro modo di vivere gli spazi dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo (ufficio e casa) tenderà a evolversi e abbraccerà sempre di più il concetto di flessibilità. 


Così come il co-working risponde all'esigenza della nostra generazione di lavorare in ambienti dinamici e produttivi, così il co-living riscrive le regole della vita domestica e viene incontro alla necessità di affittare spazi per un limitato arco di tempo senza sacrificare la qualità dei servizi o il conto in banca. 

Coliving_Alternatyve

quindi cosa è esattamente un co-living?

Provate a farvi un giro su internet e vi sembrerà quasi impossibile trovare una chiara definizione di co-living. Forse proprio perché in ogni diversa descrizione viene messa in rilievo una delle molteplici caratteristiche che definiscono questo nuovo trend, mettendone in ombra altre.

Ma visto che probabilmente state saltando quanto sto scrivendo perché volete immediatamente sapere cosa diavolo si intende per co-living, eccovi serviti la definizione:


Co-living: un nuovo modo di affittare nelle grandi città, che combina la comodità di una stanza privata con la libertà di ambienti condivisi (per lavorare o per svagarsi), quasi sempre accessibile con una formula all inclusive che risponde all’esigenza di flessibilità.


Qualche aspetto da considerare:

  1. L’aspetto sociale

    Il co-living è certamente prima di tutto un nuovo stile di vita che valorizza la condivisone, l’apertura mentale e la collaborazione, celebrando il principio alla base delle nuove carriere digitali: non esistono barriere di spazio e di tempo.

    (Lo so, ricorda molto la comune di Osho nell’Oregon ma cercate di intenderla meno 70s e più nowdays network).

  2. Risparmio

    La sharing economy ci viene incontro perché tutto questo è anche offerto ad un prezzo ridotto rispetto a quello che paghereste per un normale affitto, con inclusi i top luxury services che ogni giovane professionista ricerca quando si trasferisce in una nuova realtà. Alla base un principio abbastanza intuibile: Il costo medio per consumatore è ridotto perché c’e un uso ottimale dei servizi.

  3. Tecnologia e Design

    Gli olandesi parlano di Gezelligheid, termine che può essere tradotto con quella sensazione del sentirsi a casa e a nostro agio.
    Fornirci alta qualità in termini di arredamento e di appliances ha come obiettivo quello di coccolarci in qualsiasi parte del mondo noi ci dovessimo trovare.
    Si parla poi di high design e prodotti top quality, chiaramente con un occhio alla sostenibilità ambientale e un approccio minimalista che è alla base delle nuove carriere dinamiche.


Si ma Quanto conviene davvero il co-living?

A parità di servizi direi che conviene parecchio. Tanto in termini di costo quanto in quelli di tempo guadagnato
E chiaramente in termini di flessibilità contrattuale!

Se pensate che ad un affitto di un appartamento (già di per sé alto se decidete di vivere o di trasferirvi in una grande città ) solitamente dobbiamo aggiungere spese quali wi-fi, bollette, pulizie, palestra e costi di mantenimento, allora l’idea di avere un top luxury flat con una formula all inclusive sembra super allettante. 

Ed è anche allettante l’idea di non dover sbatterci per fare tutto quell’admin iniziale che ci viene richiesto quando affittiamo.
Per non parlare del tempo speso anche solo nel fare ricerca tra siti di renting, gestire gli appuntamenti per le viewings, recarci sul posto, etc.

Non e una soluzione cheap, sia ben chiaro. Ma vi evita una serie di sbatti assurdi che chi affitta una casa per un mid term sa bene dovrà affrontare.



Co-living - moda passeggera o reale cambiamento?

Non deve essere difficile immaginare le infinite critiche che l’ennesimo co-something sta sollevando.

"Trova un servizio che già esiste, privatizzalo, re-inventalo dandogli un nome cool e facci un sacco di soldi.” 

Se si tollera per un momento  l’idea che sì, il co-living come il co-working è l'evoluzione di qualcosa che già esisteva (solo che adattata ai nostri giorni e migliorata) allora si comprende quanto in realtà entrambi i servizi rappresentino una gigantesca rivoluzione tanto urbanistica quanto sociale. 

"Cosa succederà quando i millennials decideranno di crescere e vorranno stabilirsi?"

Ecco un’altra delle critiche più comuni che sento rivolgere a questo nuovo trend.
In generale la decisione del mettere su famiglia è qualcosa che gli under 35 stanno comunque posticipando. Se a questo si unisce anche il desiderio di fare esperienze piuttosto che acquistare la prima casa di proprietà, viene da sé che per una sostanziosa fetta di potenziali acquirenti nel gigantesco mercato immobiliare, il co-living rappresenta il compromesso vincente.
(Non a caso Ollie, uno dei principali specialisti di micro-housing e co-living in US, ha ricevuto un finanziamento iniziale di $ 15 milioni da Aviva lo scorso Aprile 2018).

Forse la domanda non è cosa accadrà quando i digital nomads decideranno di stabilirsi e vivere in un solo posto, ma piuttosto come cambierà l’età adulta comunemente intesa ora che i millennials hanno deciso di riscriverla.

5 cool-living nel mondo

Interessato al co-living? Vale la pena dare un’occhiata a questi 5!

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DojO Bali - Bali

Prezzi a partire da $1050 al mese con accesso illimitato al co-working.
Uno dei più conosciuti sull’isola e certamente uno dei più caratteristici.

 
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2. The Collective - London

Biblioteca, Cinema, Palestra, Garden Roof tra i servizi inclusi. Più che un co-living un vero e proprio club. Sembra che ci siano delle lunghe liste di attese per entrarvi. Prezzi a partire da £245 per settimana.

 
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Welive - NYC and DC

Progetto co-living dei numero uno nel co-working We Work. Offrono pieno accesso alla We Community con più di 100,000 membri. Super flessibilità con contratti rinnovabili di mese in mese. Private Studio a partire da $1,050 al mese.

 
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Kindred Quarter - san diego and LA

Molto più di un semplice co-living, qui avrete l’occasione di vivere a contatto con i migliori start-up founders di successo della West Coast. La selezione per entrare è infatti spietata. Prezzi non riportati sul sito ma solo l’applicazione per fare domanda vi costerà $100.

 
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Common - NY, SF, Chicago, Seattle, DC

Finora il mio preferito e di certo uno dei più eleganti. Prezzi a partire da $1,650 dollari al mese.


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