La mia sindrome dell’impostore ha a sua volta una sindrome dell’impostore

 

Come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà 


Se devo essere sincera mi ci è voluto un pò per ammetterlo, e per un pò intendo 29 lunghi anni nei quali ho sempre oscillato tra il mettere in discussione la mia (limitata) conoscenza e il dubitare della capacità intellettiva delle persone intorno a me.


Ma finalmente riesco a dirlo ad alta voce:

Io soffrivo (e probabilmente soffro tuttora) della sindrome dell’impostore.

Fà parecchio strano ammettere che soffriamo di qualcosa. 

Voglio dire, io dico sempre che soffro del disturbo ossessivo-compulsivo perché sono parecchio fissata con la pulizia e potei probabilmente avere una crisi di nervi se vedessi qualcuno sedersi sul mio letto con i jeans con cui ha pascolato in giro per la città, ma poi alla fine lo so che non sono stata diagnosticata e che non ucciderei mai una persona solo perché sta deliberatamente trasformando il mio copri piumone in un covo di batteri. 

Inoltre non penso di essere affetta dall’OCD anche perché la mia preoccupazione riguarda esclusivamente i miei ambienti e oggetti personali ma sono piuttosto menefreghista con il disordine o la scarsa pulizia altrui se questa non contamina il mio mondo ( #selfishOCD).

Anyway.

Della sindrome dell’impostore no, di quella ci soffro davvero e leggendo i sintomi mi chiedo come diavolo abbia fatto a non realizzare prima che c’era qualcosa che non andava in me. 


E ora che diavolo È questa sindrome dell’impostore?

Cercherò di essere chiara e concisa: la sindrome dell’impostore (o impostor syndrome) è la convinzione che il successo che abbiamo ottenuto nella nostra vita sia niente meno che dettato da una gigantesca botta di culo (e non dalle nostre capacità).

Se siete arrivati dove siete arrivati non è perché avete sgobbato sui libri per una vita ma semplicemente perché il cosmo è stato clemente con voi e vi ha fatto incontrare FINO AD ORA solo persone così tarde da non rendersi conto di quanto voi in realtà siate mediocri.

Se leggete nel sacro web cosa si dice della sindrome in questione verrà fuori che in realtà solo i migliori ne soffrono, poiché lo spirito critico tipico delle persone intelligenti li porta a mettere in discussione traguardi e successi (Socrate e la “docta ignorancia” dovrebbero ricordarvi qualcosa a questo punto).

A conferma di ciò, le persone meno preparate non contemplano neanche lontanamente l’idea di interrogarsi sulla legittimità dei successi raggiunti semplicemente perché non ci arrivano.
Beata ignoranza.

A questo punto la mia sindrome dell’impostore mi porta a mettere in discussione anche di appartenere al primo gruppo, ma farò finta di niente e la ignorerò.

(Ebbene sì, la mia sindrome dell’impostore ha a sua volta la sindrome dell’impostore. Tuttapposto).




Sentirsi costantemente in una missione “frega il mondo e scappa!"

E cavolo, ora che ci penso ho passato la mia vita a pensare che andassi bene a scuola semplicemente perché ero estremamente brava a mascherare le mie lacune, che avessi trovato lavoro qui a Londra solo perché durante il mio colloquio i miei datori di lavoro non si erano accorti che stavo palesemente imbastendo. (Anche per questo trasferirsi qui si è rivelata la scelta vincente!)

Imbastirev.tr. tipicamente utilizzato a Roma e provincia; fingere di avere una sconfinata padronanza rispetto ad un determinato argomento nonostante la totale consapevolezza della propria limitata conoscenza in merito. Nonostante questo non accrescere alcun dubbio negli interlocutori.


E le promozioni che ho conseguito in questi anni? Boh, forse le ho ottenute perché mi sono trovata al momento giusto nel posto giusto.
Ma posso assicurarvi che non me le sono mai meritate. 


Diciamo che fino ad oggi ho sempre avuto la sensazione di essere una sorta di agente segreto in missione.
L’obiettivo? Riuscire a non destare alcun sospetto sulle mie limitate capacità e scamparla.

Giuro che c’è stato anche un periodo in cui ho seriamente creduto che la mia copertura stesse per saltare e che mi avrebbero sospeso il mio diploma di maturità.
No sense.
Un pò come Mastroianni in 8½ quando pensa che sia giunta la fine per la sua carriera di regista:

"Una crisi di inspiration? E se non fosse per niente passeggera, signorino bello? Se fosse il crollo finale di un bugiardaccio senza più estro né talento? Sgulp!"


 Mastroianni senza più estro né talento in 8½

Mastroianni senza più estro né talento in 8½


Soffri della sindrome dell’impostore? Bravo!

Innanzitutto se ti sei immedesimato anche in parte nella descrizione e se anche tu hai sofferto di una certa inadeguatezza in tutte quelle situazioni in cui in realtà avresti dovuto sciabolare bottiglie di Moët, è molto probabile che tu soffra della sopracitata sindrome.

In questo caso, bravo!

Bravo perché non rientri certamente tra le persone che soffrono dell’effetto Dunning Kruger - l’antitesi della impostor syndrome: le persone tutt’altro che esperte non solo non sono consapevoli della loro scarsa conoscenza ma tendono a reiterare i loro errori con una certa nonchalance, anzi con la convinzione che stiano procedendo alla grande.

Ma non è tutto.

Sembra infatti che una lista infinita di personaggi illustri sia affetta dalla impostor syndrome: scienziati, cantanti, artisti, attori si sono ripetutamente interrogati rispetto alla legittimità dei loro traguardi.
Albert Einstein, Meryl Streep, David Bowie, Serena Williams, Maya Angelou, Tom Hanks - siamo tutti sulla stessa barca guyz!


La sindrome dell’impostore inoltre non è riconosciuta come disturbo mentale (non è cioè riportata nel DSM -5 Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder). 

Questo non vuol dire assolutamente nulla perché se vediamo che la cosa ci sta sfuggendo di mano o davvero siamo prigionieri dei nostri stessi pensieri che non ci permettono di essere felici e ballare il cha cha cha quando arriva un aumento di stipendio, allora una bella chiacchierata con uno specialista sarà solo che positiva.

Ma una volta appurato che non c’e niente di patologico allora c’è solo una cosa che dovrete fare per superare la sindrome: farvi una bella risata e ripetervi  “Fatti meno pare e goditi i successi perché te li meriti”.
Funziona. Parola della mia prima sindrome.


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