Ho sempre disdegnato il cappuccino per pranzo, poi mi sono trasferita a Londra

 

ovvero tutto ciò che mai avrei creduto di poter fare (e invece faccio) da quando vivo a Londra


Siamo sinceri, chiunque vi dirà che si trova bene a Londra o mente o è fuori di testa.
Non voglio credere che esista qualche foreigners che ha fatto della capitale britannica la sua seconda casa, senza essere consapevole delle mille stranezze che ci sono ad ogni angolo.

Ma la cosa più assurda è che dopo un pò che la vivi, succederà anche a te di rendere abitudinarie quelle cose che mai avresti creduto di poter fare.

Perciò ecco qui la lista delle cose che mai avrei creduto di poter fare, e invece faccio, da quando Londra è la mia casa.

 

1. Ordinare un caffè o un cappuccino con il pranzo

Il caffe è qui in UK , ancor più che in Italia, la mia coccola quotidiana.
Il suo aroma mi riporta indietro a quei sabato pomeriggio quando preparavo gli esami all’università e mia madre, dopo pranzo, me ne portava una tazza fumante in camera.

Il mio carburante per affrontare lo studio e il suo gesto d’amore per dirmi che sarebbe andato tutto bene.

Dopo pranzo, dopo cena o, come è naturale che sia, quasi uno ad ogni ora al bancone del bar. Ma mai e sottolineo mai durante i pasti principali! 


Qui a Londra il caffè è invece parte integrante di tutti quei pasti dove si vuole dichiarare al mondo “sto prendendo un momento per me, mi sto rilassando”
E allora nn ci sarà niente di male a sorseggiarlo con un’insalata con noci e salmone, sarà il perfetto accompagnamento con un avocado toast e immancabile durante qualsiasi Saturday lunch.

Non fraintendermi, bere caffè mentre si mangiano spaghetti rimane ancora il più grave dei crimini insieme al parmigiano sul pesce.  Off Limits.

 

2. Stringere la mano quando saluto una persona

Puoi dire  goodbye a quel tenerissimo momento in cui distribuivi baci durante le presentazioni di qualche nuovo amico.

Londra ti insegna a prendere le distanze e a farlo soprattutto quando i tuoi amici ti presentano una new entry.

"Rimani distante almeno 20 centimetri, dimmi chi sei, cosa fai nella vita e magari anche quanto guadagni. Nel frattempo avrò modo di studiarti un pò, vedere che tipo sei, se puoi rientrare potenzialmente nella cerchia dei miei amici. Se così non dovesse essere, mio caro conoscente, ti saluterò ancora una volta con una forte stretta di mano. Niente baci per te stasera".

Senza neanche accorgertene comincerai a mettere in atto tutto ciò ogni qualvolta una nuova persona ti verrà introdotta.
Cos’è che dicevi? “Io non mi farò influenzare dai modi di fare British”?

Non sembra pensarla così quel povero ragazzo a cui hai appena fatto una sorta di job interview quando ti è stato presentato.

 

3. Non muovermi da East o in generale dal quartiere dove vivo

“Ed è tanto che vivi a Londra? Caspita la dovrai conoscere a memoria!”.
Ehm, vale lo stesso se dico che conosco a memoria solo l’East End

Londra è suddivisa da una una linea immaginaria che la attraversa verticalmente: east e west, parte della stessa metropoli ma cosi diverse tra loro da sembrare quasi due città.

Un tempo mal frequentata, underground e piena di movimento l’una.
Residenziale, porche e borghese l’altra.

Io ho scelto la metà alternativa e trascorro qui la maggior parte del tempo, in quella che chiamo "l’isola dei bimbi sperduti" perché sembra che qui sia impossibile invecchiare.

Passeggiando per le strade il sabato mattina è quasi impossibile incrociare un over 70.
Fiumi di ragazzi 20-40 (ebbene si, 40 is the new 30) popolano le strade di Shoreditch, comprano fiori al mercato di Columbia Road, sorseggiano un Bloody Mary da The Breakfast Club o comprano il pane all’E5 Bakery.
Arrivare a west significa per me impiegare almeno un'ora e mezza nella tube.
South Kensington? Strepitosa ma la mia isola felice lo è ancor di più.

 Barber and Parlour - East London

Barber and Parlour - East London

 

4. Augurare Happy Friday e chiedere come è andato il Weekend

Benvenuti nel più grande loop di tutti i tempi: il giovedì si inizia a chiedere quali sono i vostri piani per il weekend e dal lunedì fino al mercoledì seguente vi verrà chiesto cosa avete fatto il il fine settimana appena trascorso.

Ininterrottamente. 7 giorni su 7. Tutti i mesi per tutto l’anno.

Non potrete sfuggire gente: a lavoro, tra persone appena conosciute (anche se avete messo in pratica la stretta di mano per tenere le distanze) o tra i vostri colleghi universitari.

Trasferirsi qui e decidere di fare di Londra la vostra nuova casa vorrà dire tacitamente voler accettare la tortura delHow was the weekend.


E talvolta vi ritroverete nel panico perché vorreste evitare di dire al vostro interlocutore “Niente di così entusiasmante da essere ricordato e anche se avessi qualcosa di cosi entusiasmante tu saresti forse l’ultima persona a cui lo racconterei”.
Meglio un semplice e distaccato “non posso dirtelo, se te lo dicessi poi dovrei ucciderti”. 

 

5. Dire sorry a ripetizione

Pare che gli inglesi siano il popolo che si scusa di più al mondo e lo fanno indistintamente se ad avere la colpa sono loro (ad esempio hanno pestato accidentalmente il piede alla persona che gli cammina vicino) o se hanno subito il torto (la persona che gli cammina vicino gli ha accidentalmente pestato il piede).


Camminare per le vie di Londra significa dunque essere costretti ad ascoltare un’infinita cantilena di Sorry, sorry, sorry…oops sorry.


Con un gigantesco sorriso sulla faccia vi chiederanno scusa quando vi vogliono superare sulle scale mobili della tube e voi vi trovate erroneamente nella corsia a scorrimento veloce, ma sappiate che dentro di loro penseranno in realtà “levati cretino, non vedi che sono di fretta e mi ostruisci il passaggio?”.

Ho realizzato che ero anche io stata contagiata dal Sorry Virusquando di ritorno dalle vacanze estive in Italia, mi sono ritrovata a dire “sorry” tra le 100 e le 150 volte sul volo per Londra. Londra 1 - Laura 0.

 

6. Bisbigliare sul bus

Provate a farvi un giro su un autobus di Roma un lunedì mattina (preferibilmente in un quartiere residenziale e storico come la Garbatella) e vivrete una delle esperienze più assurde della vostra vita.

Oltre a situazione tragico-comiche come l’inaspettata solidarietà tra i viaggiatori quando ci si ritrova bloccati nel traffico o c’è troppo caldo e non si respira, vedrete che le persone, molto banalmente, parlano tra loro


Ogni mattina da circa 4 anni prendo l’autobus numero 55 che dal mio amato east mi porta in centro a Soho dove lavoro.
Il silenzio che regna sui due piani di bus è surreale e ti porta a non emettere un fiato.


Le rarissime volte che ricevo e rispondo ad una chiamata (di solito non rispondo o mando una emergency sms con scritto “Ora non posso, ti richiamo. Poi ti spiego.”) mi ritrovo ad accartocciarmi tra due sedili e a parlare sottovoce come se mi trovassi nel più sacro dei luoghi.

Niente conversazione tra i commuters, al massimo qualche sorry (vedi punto precedente), niente sguardo di intesa o lamentela quando il conducente talvolta ci informa che “This bus terminates here” (Dio solo sa cosa potrebbe succedere sul bus romano se l’autista decidesse di fermare la corsa e far scendere tutti senza apparente motivo).


Mi è capitato solo una volta di vedere una signora sventolarsi con un giornale per l’inaspettato caldo un pomeriggio di Luglio e ricevere uno sguardo di totale comprensione dalla tizia seduta di fronte che a sua volta si sventolava con il palmo della mano.

Ma forse non vale, perché ho sempre sospettato che entrambe fossero italiane.